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GravitÓ ed Evoluzione
(20/05/2014)

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Pensare di poter trovare delle connessioni fra la gravità ed il processo evolutivo di un sistema come lo definisce la scienza e nel quale si può includere l’uomo stesso, sembra cosa estremamente azzardata che sfiora la fantasticheria.

Nonostante ciò, seguendo le deduzioni logiche, frutto della sperimentazione appunto scientifica, è possibile scoprire delle rimarchevoli concordanze con gli insegnamenti della tradizione ermetica, la quale è la scienza per eccellenza depositaria di quella “Arte” che è madre proprio del percorso evolutivo dell’umanità; o, se vogliamo usare un termine tecnico appropriato allo studio puramente scientifico, dell’evoluzione di quel grande sistema che è l’umanità.

L’interazione, a mio avviso, tra ricerca scientifica e Tradizione, sta proprio nel fatto che dove si ferma la prima prosegue la seconda, proponendo delle soluzioni a volte ancora non raggiunte dal sistema solamente razionale di ricerca.

Tutto ciò dovrebbe alfine dimostrare che i due metodi di apprendimento, proiettati alla scoperta dei misteri “del creato”, non dovrebbero essere più distinti e separati, quanto piuttosto integrati tra loro; soprattutto quando per dare delle risposte a ciò è necessario prendere in considerazione l’esistenza di princìpi universali che travalicano di gran lunga la riduttiva sperimentazione di laboratorio; ma che tuttavia, quando vengono proposti da una Conoscenza e Coscienza millenaria, spesso sono accantonati.

Dobbiamo comprendere che il raziocinio senza l’uso dell’Intuizione, cioè la parte più spirituale della mente, non porterebbe nessun beneficio a carattere evolutivo; così come lo spirito senza la logica di un ragionamento equilibrato non potrebbe manifestarsi su questo piano.

Ma ora entriamo nel vivo del discorso.

Alla gravità viene dato significato di “forza entropica” causata dal cambiamento delle informazioni associate alla posizione dei corpi materiali.

L’entropia è invece considerata il grado di disturbo all’interno di un sistema.

In un struttura priva di informazioni non ci sarebbe alcuna forza gravitazionale e di conseguenza “forza entropica” dato che l’informazione minima, e quindi il disordine massimo, caratterizzano il sistema stesso.

Assistiamo quindi ad una situazione in cui l’informazione, pur determinando la qualità del sistema in cui viene introdotta, permettendogli così di sviluppare ed evolvere, lo vincola altresì alla forza di gravità e di conseguenza a quella entropica (grado di disturbo); questo perché i dati immessi creano massa e spazio e quindi gravità come forza entropica contraria all’informazione.

Difatti se questa tende all’espansione verso l’esterno, come l’Universo per esempio, la gravità ne contrasta invece la tendenza.

Ora, da quanto descritto, se la gravità è strettamente legata alla presenza di informazioni in un dato ambito, come può essere lo stesso corpo umano, si può dedurre che nel caso si volesse accelerarne la frequenza fino a portarlo ad una rarefazione della materia, e quindi spiritualizzarlo, dovremmo impoverirlo di informazioni in modo da procurare un annullamento della gravità.

Sappiamo però, come verificato, che quanto un sistema è ricco di dati, tanto più esso evolve.

Questo significa perciò che, per alleggerire la struttura molecolare di un qualsiasi oggetto o corpo, dobbiamo eliminare da esso la sua memoria inaridendolo e spogliandolo così del suo grado evolutivo magari a fatica raggiunto?

Infatti se la gravità si oppone al processo di espansione di un sistema come può essere l’uomo o addirittura l’Universo e sapendo che l’espansione, quindi l’evoluzione di questo, è dovuta all’immissione di più informazioni, sarebbe come dire che la gravità si oppone all’evoluzione, o quantomeno la rallenta in proporzione a quanto essa sia presente e procuri quindi uno stato di disturbo (entropia).

Come tutelare tutto questo?

Possiamo supporre che l’apparato possiede in sé una capacità di recupero del suo bagaglio informativo nel momento in cui riprende la sua posizione normale in un contesto fisico; oppure si può ipotizzare che il dato inserito non sia altro che l’effetto, diciamo materiale, quindi visibile, di qualcosa che lo abbia creato precedentemente.

In ambito scientifico di mentalità estremamente aperta e non convenzionale-accademica si è arrivati a equiparare l’informazione al pensiero e l’indipendenza di questi da qualsiasi oggetto materiale.

Tuttavia ritengo, per quanto esposto prima, che esse siano due realtà separate, o meglio, una la conseguenza dell’altra.

L’informazione infatti, proprio per il suo etimo di “mettere in forma” (anche se oggi la s’intende come immissione di dati), implica la predisposizione a creare nella materia; come sostanzialmente se l’informazione la influenzasse già.

Il pensiero dovrebbe essere ciò che ispira l’informazione e quindi antecedente ad essa e capace di instillarle la memoria, la quale dovrebbe rimanere immortale.

Questa deve esistere a prescindere dal fatto che l’informazione sia stata rimossa e quindi si sia creato un disordine massimo all’interno di un sistema, per svincolarlo dalla presenza della gravità e quindi da un processo entropico.

Se questa speculazione puramente discorsiva potesse però avere una valenza pratica, ogni sistema potrebbe ritrovare la sua origine, anche dopo che le informazioni al suo interno siano state modificate.

«In Principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio […] Ogni cosa è stata fatta per mezzo di esso e in esso era la vita e la vita era la luce degli uomini».

Il Vangelo di Giovanni inizia con la citazione sopra riportata: « In Principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio»… e ci dice che per mezzo di questo Verbo tutto è stato creato.

Tuttavia questo Verbo è una emanazione o una parte di una entità che già lo ingloba in sé: Dio.

Dio è però non-manifesto, incomprensibile, mentre il Verbo, lo ribadiamo, è quell’essenza per mezzo della quale tutto esiste.

È possibile perciò che Dio contenga il pensiero, l’idea, ma che abbia bisogno di un veicolo che la manifesti e la renda visibile nella realtà, infatti in Genesi 1-2 è scritto: «...E lo spirito di Dio si muoveva sopra la faccia delle acque».

Se lo spirito è l’idea che contiene una memoria universale, trattandosi di Dio, l’acqua ne è il suo messaggero, il suo veicolo; per analogia lo spirito è l’idea pura, il pensiero, l’informazione è l’acqua perché da essa trasportata.

È anche detto che in questo Verbo era insita la vita e che la vita era la luce degli uomini.

Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, perciò in noi è presente quella scintilla divina che è essa stessa portatrice di vita e ci permette di crearla; potremmo probabilmente arguire che questa può essere la matrice prima, il Logos Spermatikos che contiene la memoria universale e pertanto può essere quell’elemento che sviluppa la capacità di recupero delle informazioni.

Abbiamo visto però come l’informazione immessa in un sistema generi spazio, tempo e massa dando origine alla gravità la quale si oppone al processo evolutivo del sistema stesso.

Anche l’uomo può essere paragonato tale ed in esso vengono continuamente inserite informazioni che quindi creano gravità e ci tengono legati a questo piano.

Come lo sviluppo di ogni manifestazione implica un allontanamento progressivo dalla sua origine (teoria del Big Bang), così riscontriamo lo stesso effetto ad esempio nello sviluppo del feto all’interno dell’utero: è un processo entropico in cui le informazioni che intervengono per la costruzione del corpicino del futuro neonato, ne aumentano gradualmente anche la gravità, in quanto creano massa.

Il progressivo assembramento delle cellule e il loro esponenziale accrescimento, pur costituendo un sistema complesso come il corpo umano, sono però lontane dall’uovo e dal seme primigenio che generò tutto il processo.

Acquisendo sempre più informazioni le cellule, aggregandosi, producono però anche più materia che a sua volta introduce l’effetto gravità.

Potremmo considerare questo come una “caduta”, cioè la condensazione della materia che si verifica con l’acquisizione di più dati; è altresì l’allontanamento dalla sua origine più vicina alla causa prima e quindi spirituale.

Per analogia potremmo accostare l’allegoria della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre proprio in funzione del fatto che con il loro atto di disubbidienza avevano comunque acquisito maggiori informazioni.

La loro condizione passò da uno stato eterico ad uno più denso.

Nella visione d’insieme il Paradiso Terrestre può assumere la funzione di un sistema dove Dio è quella memoria universale che permea il Paradiso, quindi il sistema stesso, da un punto di vista archetipico, cioè globale, essenziale, causa suprema; il serpente è l’emanazione di Dio e suo messaggero che però s’identifica specificamente in modo particolare individualizzandosi nel momento in cui si adatta alla circostanza o potremmo dire all’ambiente che incontra (Paradiso Terrestre in questo caso).

È dio identificato o “mercurio dei filosofi”.

Adamo ed Eva sono i princìpi esteriorizzati dei quattro elementi in quanto loro prodotto e deputati alla loro stessa evoluzione ed emancipazione che attraverso il “sacrificio” della caduta, mirano alla riconquista della Causa Prima, avvalendosi dei “consigli” del “serpente”.

In sintesi sembrerebbe che immettendo sempre più cultura, se da una parte evolviamo, dall’altra ci appesantiamo.

Tutto questo sembra un controsenso, perché senza cultura che è informazione non vi è emancipazione.

La Tradizione ermetica però quasi mai, o mai, parla di cultura, ma di Conoscenza, la quale pur implicando un apprendistato di concetti e visioni della realtà, non può a mio avviso essere paragonata al concetto di cultura.

Essa infatti opera a 360 gradi nel “sistema umano” in quanto esige un apporto che è intellettivo, ma anche emozionale e soprattutto operativo dal punto di vista espressamente corporeo; dato che questo implica l’utilizzo concretizzato di quello “spirito” che aleggia sulle acque, che si identifica altresì con la Materia Prima per mezzo della quale tutto è stato creato e pertanto conserva in sé la memoria universale.

Potrei dire che la tradizione ermetica è la custode di una scienza che lavora a ritroso e che seppur implica delle informazioni che apparirebbero deleterie per una evoluzione, al contempo proclama il raggiungimento del “distacco”.

Uno stato di consapevolezza quindi che si acquisisce distillando e distillando l’informazione ricevuta che, cambiando via via di vibrazione, si emancipa fino a passare dal mondo degli effetti vincolati dalla gravità, al mondo della cause, dove il Caos, caratterizzato dal massimo disordine, data la mancanza di informazioni, possiede però la consapevolezza di una forza potenziale che, nella sua essenza spirituale, non vincolata da una forma entropica, è perfetta, essendo essa Dio.

Dio è 10, lo Yod, l’equilibrio perfetto; quando noi immettiamo ripetutamente Dio nel nostro corpo, creiamo forme-pensiero sempre più raffinate, fino ad auto-perpetuarsi ed espandersi, tanto da modificare la materia della quale rappresentano l’origine; è come se lavorassimo sui riflessi di quel pensiero primigenio fino a trasformarli nel pensiero stesso.

È lo spirito che fattosi materia ritorna allo spirito; in questo modo non c’è mai un annullamento totale della materia, ma solo una sua trasformazione che ai massimi livelli di frequenza ne fa emergere l’essenza pura.

Il Grande Mistero che la Tradizione ci tramanda si può riassumere in quanto espresso; tuttavia il problema si pone quando questo fondamento essenziale deve essere applicato nella nostra quotidianità, poiché essa rappresenta l’Unità che scandisce, giorno dopo giorno, una realtà più ampia.

Proprio perciò è necessario prendere coscienza dandole uno sguardo.

In base a quanto affrontato in questo scritto, il rapporto evoluzione-gravità, possiamo ben osservare come quest’ultima individuata nella sua sfera più ampia prema sull’essere umano pesantemente non solo quindi a livello corporeo, ma anche emozionale e conseguentemente spirituale.

Se le informazioni producono gravità siamo bombardati quotidianamente da milioni di queste e per giunta ripetitive, provenienti da ogni mezzo di diffusione; si insinuano così nel nostro ecosistema vitale il quale assorbendole ne viene influenzato qualitativamente, a livello vibrazionale.

Purtroppo questo impatto è spesso negativo, non apportatore di innovazione e ciò perché la qualità che riceviamo è snaturata dalla sua essenza; tutto si riduce ad un accumulo di “notizie” che sono brandelli di idee primigenie, le quali riducono poi la loro applicazione pratica ad atteggiamenti istintuali depauperati ormai completamente dai loro princìpi fondamentali.

Verifichiamo tutti i giorni che ogni azione, anche la più semplice in un contesto sociale, comporta un dispendio di energie esagerato, in quanto il percorso per portarla a termine, secondo ciò che è deputata a raggiungere, è così labirintico che si produce una demoralizzazione del soggetto che la compie, a detrimento della sua stessa individualità (o personalità).

Ritengo pertanto che proprio di singolarità si dovrebbe cominciare a parlare, rivalutando l’individuo nella sua accezione più spirituale, considerandolo come una Unità unica e irripetibile, che ha una sua funzione e necessità di Essere, di esistere; producendo non certo un accrescimento dell’Ego personale, ma all’opposto una maturità che approdi ad una coscienza nata da un lavoro proprio, ma che deve essere messo poi al “Servizio” di tutti.      
 

 

Simeon

 
 


 

 

 

 
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