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"Solve et Coagula"
(15/12/2005)

Documento senza titolo

 
 

“Solve et Coagula”.
Il moto inesorabile della Vita.
Il battito fremente dell’universo.
Il senso misterioso del Tutto, Uno e molteplice.
 

Lo Splendor Solis (il Sole Splendente) deriva dal Sole Nero; lo zolfo, o spirito arricchito dall'apporto del mercurio, trova la sua perfezione nel fuoco.

 

Dissoluzione e Composizione.
Morte e Rinascita.

L’una discende dall’altra e viceversa.

Tutto in natura attraversa queste due condizioni.
Tutto vive e si trasforma nell’interminabile rincorrersi di questi due termini contraddittori.

Ogni giorno questo miracolo avviene all’interno del nostro corpo senza che nessuno possa prenderne coscienza.
Senza che nessuno possa frenarne il movimento.

“Polvere sei e polvere ritornerai!”.

Cominciamo a morire nello stesso istante che siamo chiamati alla vita, ma è altrettanto vero che ogni nostra cellula che muore ne chiama al suo posto una nuova in vita.

La Vita e la Morte si inseguono senza sosta come in un abbraccio infinito.

Ma è giusto parlare di Vita e di Morte?

La Morte non è parte della Vita?

La Vita non sarà forse qualcos’altro?
Non sarà forse quella stessa Forza che gestisce la dissoluzione e la composizione della materia?

L’uomo profano continua a chiamare vita solamente ciò che vede animato, considerando morte tutto ciò che non lo è.
L’uomo è abituato a separare, a dividere tutto ciò che non comprende.

Eppure, Tutto è Uno.

Nulla si crea e nulla si distrugge.
Tutto E’. “Io Sono Colui che Sono”.

Il mistero profondo della Vita è racchiuso dietro queste due parole sacre:
“Solve et Coagula”.

Sono il fondamento e lo spirito dell’alchimia.
Soluzione e Coagulazione.

Tali operazioni sono l’effetto diretto dell’impiego di una forza particolare che agisce sulla materia.

La forza trasmutatrice del Fuoco.
Il principio solare che tutto trasforma.
Il principio di Vita che crea e dissolve.

Ma il Fuoco di cui parlano gli alchimisti non è un fuoco fisico.

Il Fuoco che agisce sulla materia, trasmutandola in continuazione, è esattamente quello stesso Fuoco del roveto ardente di cui parlò Mosè, è quel Fuoco che discese sui cristiani in Pentecoste, è il Fuoco sacro del Tempio che governa ogni cosa ed ogni angolo dell’Universo.
E’ Dio presente in tutte le sue manifestazioni.
Creatore, dissolutore e trasmutatore, che Vive manifestandosi nelle sue creature, cambiando continuamente e infinitamente forma e sostanza.


Hermes Trismegisto e il fuoco creativo che unifica le polarità
(D. Stolcius von Stolcenberg, Viridarium chymicum, Francoforte, 1624)

Qual è, quindi l’Opera dell’alchimista?

Ricollegarsi a quel Fuoco.
Riprendendo coscienza di quello Spirito Eterno Creatore, Dissolutore e Trasmutatore che vive in noi e di cui noi siamo parte.
E’ proprio così.
Noi siamo in Dio e Dio è in noi.

Ritrovare in noi il principio Uno di ogni cosa.

E’ per questo che, raggiunto il Fuoco Sacro, anch’esso Uno e Trino, poiché costituito dall’allineamento delle tre fiamme(Philòs, Eros, Agape) in un'unica “fiamma”, si conquista il potere sulla materia e sui metalli, potendo trasformare i vizi plumbei in virtù auree.

Ma perché l’uomo deve ricondurre le  tre fiamme all’Unità?

Guardiamo la fiamma di una candela: essa illumina attraverso tre gradi di luce.
Una parte blu, una parte grigio/arancio ed una parte gialla.
Tutte sono parte della stessa fiamma che non sarebbe tale se non fosse composta da tutte e tre.
Così lo Spirito divino agisce in noi, illuminando, soltanto, quando il fuoco dell’eros, della mente e del cuore si riuniscono in un unico principio illuminante e trasmutante: L’Amore Divino.

Ma perché è necessario sciogliere per poi coagulare?

L’arte segreta dei fabbri, la siderurgia, (termine composto da sideros-oyrgìa ossia lavoro del ferro) consisteva nello sciogliere metalli allo stato grezzo, separarli dalle impurità e legarli ad altri per realizzarne di nuovi, più evoluti.
Il sistema era strettamente legato all’uso del fuoco che veniva adoperato sia per il processo di scioglimento che per quello di tempratura e quindi di coagulazione.

E’ sorprendente come nella parole greca “Sideros”(ferro) siano racchiusi altri due termini: SID (radice europea che significa: Astro (da qui “siderale”), Stella e  Splendore) ed EROS.
La parola ferro contiene quindi in sé il significato di “Splendore nell’Eros”.

Cosa c’entra in tutto ciò?

C’entra se, allargando le nostre vedute, citiamo la mitologia ebraica nella descrizione della caduta di Lucifero.
Il mito narra che Lucifero fu precipitato dal Paradiso all’inferno portando con sé una pietra luminosa.
Il significato etimologico della parola “Lucifero” è: “Portatore di Luce”.
E’ lampante il collegamento con la parola Sideros sopra citata.

Lucifero precipita dall’alto portando in basso la Luce.
Sideros significa “Splendore nell’Eros” e l’Eros è l’”infero”, cioè il basso, del corpo umano.

Bisogna quindi lavorare il ferro con il fuoco di Luce dell’Eros?

Manca ancora un elemento che completi il quadro del discorso.

Si è parlato di ferro, ma cosa c’entra il ferro col corpo umano?
C’entra molto!

Dov’è la più grande concentrazione di ferro nel nostro corpo?

Nel  SANGUE!


Il "drago mercuriale" può essere domato soltanto dal Sole e dalla Luna insieme.
(Aurora Consurgens, inizio XVI sec.)

L’elemento che si scioglie e si coagula.
L’elemento simbolo della vita e della discendenza.
Il primo nutrimento del bambino nel ventre materno.
L’elemento che, da studi recenti, è stato dimostrato contenga LUCE!!!!
Ferro a sua volta viene dal latino “Ferre” che significa portare.
Ferro, portatore di Luce!!  Lucifero!

Ma il mistero si infittisce quando per incanto andiamo a scoprire che gli antichi chiamavano Lucifero la stella del mattino, colei che porta la Luce del nuovo giorno: Venere, chiamata dai greci Venus.
Diretta è la trasposizione da Venus a Vena.
La Via del Sangue portatrice di Luce.
La Via sotterranea ricca di metalli pregiati.
Ma Venere, Dea dell’Amore, è spesso accompagnata da Eros (Cupido).

Il sangue scaldato dal fuoco divino che ossigena e nutre l’intero corpo, simbolo dell’universo manifesto.

Perché Venere/Lucifero viene sempre accostato all’Eros?
Perché l’Eros ha così tanta importanza?

Ne ha, poiché custodisce in sé il principio creativo della manifestazione divina.
E’ con l’Eros che si Pro-crea fisicamente ed è quindi dall’Eros che si trae e si sintetizza il principio creatore trasmutante la materia.

La Luce dell’Eros è la Luce del Figlio disceso dal cielo in terra, che con il fuoco della propria luce ha sciolto e coagulato il suo sangue, trasmutandolo e rendendolo Santo, “…bevanda di vita eterna”.
Operando il “Solve et Coagula” si penetra nel mistero intimo della materia riappropriandosi della sua intima essenza, separandola dalle impurità che la rendono pesante e ne offuscano la Luce.
Si partecipa alla trasmutazione di un corpo che sia idoneo ad accogliere e a dar forma alla Vera Luce per la realizzazione di quel “corpo di Luce” che permetta all’Uomo Nuovo di innalzarsi, finalmente, alla dimensione Cristica a cui è destinato.
Tutto ciò consentirà a Venere/Lucifero di annunciare finalmente la nascita del nuovo principio solare, come il Gallo mercuriale che  al mattino canta al sorgere del Sole.

E’ tempo di agire! E’ tempo di lavorare il nostro ferro sanguigno con il Fuoco luminoso dell’Eros, sciogliendolo dall’impurità e coagulandolo nella Luce Cristica.
Forgiando quella spada dal ferro in acciaio che, strappata alla materia, ci assurga allo stato di Re.

Excalibur!
 

Eleazar

 
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