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Due Misteriosi Visitatori
(20/11/2008)

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Prologo al racconto

Una bottega d’Arte di simboli e talismani. Otto metri quadri, una finestra vetrina sulla strada. Gente che passa, gente che va e gente che viene. Alcuni si fermano incuriositi dai talismani; altri, i più coraggiosi, entrano, salutano e guardano. Altri ancora acquistano per sé o per regalare, altri domandano, vogliono sapere, parlano e al finale, decidono.

A tutti una parola, un’indicazione, a volte, un consiglio e contenti e soddisfatti vanno via con la promessa: “Arrivederci!”
Alcuni si siedono e davanti ad una simpatica barba bianca, parlano e si confessano. Addirittura, qualcuno pianse, e tutti,  incontrano un lenimento per le loro angoscie, un supporto valido per superare la crisi e soprattutto, trovano un amico.

Esposti in vetrina, come palesando vita propria e richiamando l’attenzione, si trovano le Virtù energetiche dei segni simili a dei “Cropes Circles” tracciati su sassi, sul metallo e sulla carta, e questi, come calamite, attirano colui che necessita colmare un vuoto, espellere negatività, trovando gioia e sollievo.

L’artefice di tutto ciò è il maestro, colui che fu autorizzato dalla Gerarchia, colui che conosce i segni, che opera, che aiuta, che incide.
E’un faro, un porto,  un rifugio, una stella che guida…è forse un mago!?

 

Prima parte

Secolo scorso. Anno 1987, fine mese di Luglio.
Piena estate, caldo e stanchezza, quasi alle porte delle meritate vacanze.
Ore 12:45; manca una manciata di minuti alla chiusura per il pranzo e per abbassare la serranda.

Un elegante signore, vestito di scuro, si ferma ad osservare la vetrina.
Accenna uno sguardo fugace all’interno della bottega, osserva ancora e, finalmente, decide ed entra.

-“Buongiorno”- disse - “Lei è il signor tal dei tali…”-porgendomi la destra. “Sono io, con chi ho il piacere di parlare?”- risposi.

E lui: “Sono il Conservatore del Museo Regionale della città di Todi e cercavo proprio lei per proporle un lavoro…”

Non so se  potete immaginarvi l’immensa sorpresa di una simile proposta, così domandai: “Di che si tratta?”
“Abbiamo bisogno della sua opera per incidere in pietra i dodici stemmi della città.

La serie originale fu smarrita però conserviamo ancora le fotografie che le potranno servire come orientamento…” – rispose.
Allora più incuriosito che sorpreso incalzai: “Perché si è rivolto a me?”
“Il Cardinale di Todi fece il suo nome!”

Ero a bocca aperta e domandai a me stesso come era possibile una cosa del genere…Non conoscevo nessuno di quella città né tanto meno un Cardinale, pensai ad uno scherzo o addirittura ad una possibile fregatura, così mi proposi di essere attentissimo.

Il signore vestito di scuro interrompe i miei pensieri dicendomi che la Regione aveva stanziato per questi ed altri progetti, la cifra di 80.000.000 di lire e che non dovevo preoccuparmi di nulla, neanche dell’alloggio  a Todi, infatti sarei dovuto soltanto recarmi lì e mettermi d’accordo sulla realizzazione degli stemmi.

Chiesi se aveva già con sé delle foto per avere subito un’idea su quello che dovevo fare.
Mi rispose che, appena sceso dal treno, alla stazione Termini, in un bar dove si era fermato per consumare un cappuccino, gli è era stata rubata la borsa con tutto il suo contenuto, incluso il denaro.

“Ecco”- pensai - “Adesso questo qui mi chiederà dei soldi per il ritorno!”
E, come leggendo i miei pensieri, disse: - “No, non si preoccupi, non ho necessità di denaro, in caso di bisogno ho una catenina d’oro”-  e me la mostrò, confermando che era vero, e poi aggiunse: - “E’ importante che lei venga a Todi il prima possibile”.

“Sicuro”- risposi- “Ma non potrò subito, ho programmato quindici giorni di vacanze in Abruzzo e nelle Marche. Appena rientrato, la chiamero’. Ha con sé un suo biglietto da visita?”
“Purtroppo erano nella borsa anche quelli”.

Allora gli diedi un block notes ed una penna e lui scrisse il suo nome, indirizzo e i recapiti telefonici. Mi accorsi subito che mancava il prefisso ai numeri telefonici, me lo disse e lo scrissi sopra con la mia grafia.
Diede un’ ulteriore occhiata ai miei lavori esposti e mi salutò con un sorriso: “L’aspetterò!”

Felicissimo, entrai in casa e mia moglie mi domandò subito cosa era successo. Così le raccontai tutto con grande entusiasmo aggiungendo che finalmente qualcosa si stava muovendo e che se fosse stato necessario, mi sarei trasferito a Todi e chiuso la mia Bottega d’Arte; lavorare per un museo è molto più prestigioso!

I giorni di villeggiatura passarono in fretta. Trascorsi qualche giorno in Abruzzo dai miei parenti, poi andai a Pergola nelle Marche, dove mi aspettava il mio caro amico Enrico.
Anche a lui raccontai subito dell’incontro con il signore vestito di nero e della sua proposta, e si offrì di accompagnarmi a Todi.
Facemmo il numero del Museo per prendere un appuntamento con il Direttore ma a rispondere non era la città di Todi bensì Formia.

Era il numero di una famiglia che nulla aveva a che fare con il Museo, ed io allora, cominciai a capire che forse, quell’invito veniva dai Fratelli della Luce. Da pochissimo avevo vissuto delle esperienze di contattismo con extraterrestri nelle Ande, in Argentina, e pensai che questo potesse essere un’indicazione del luogo, qui in Italia, per stabilire un contatto con loro.

A quel punto non ci restava che  chiedere informazioni ai Carabinieri di Todi. Ecco le risposte:
la città di Todi non aveva un Museo, né tanto meno un Cardinale…erano informazioni fallaci…Invece di avvilirmi per aver “perso”un lavoro, decisi di andare sul posto e rispondere all’Invito, perché sicuramente erano Loro che si stavano facendo vivi. E allora, senza pensarci troppo, partimmo alla volta di Todi! “Troveremo qualche indizio” dissi al mio amico.

Era la prima volta che visitavo Todi e mi apparve bellissima. Rimasi affascinato dai suoi palazzi e dalle sue piazze. Però di qualche segno o indicazione neanche l’ombra. Pranzammo in allegria e dopo qualche ora rientrammo a Pergola.

Le ferie erano finite e tornai a Roma. I miei pensieri a riguardo erano come un chiodo fisso. Mi venne in mente di chiamare in Argentina, il maestro Angel Christos Sarhuma, che era un esperto di contatti con gli extraterrestri ed esseri dimensionali. Gli raccontai la mia storia con tutti i dettagli e questa fu la sua risposta:
“Claro hombre, sono loro che ti vogliono contattare, il Cardinale è il capo spirituale di quella regione e vuole che tu vada a vivere a Todi. E’ chiarissimo il messaggio, lì non ti mancherà nulla, avrai lavoro e casa, non ti resta che traslocare. Ti aspettano!”

“Si” – risposi – “Sembra facile!”
Per me in quel momento era pressoché impossibile; avevo un’attività commerciale, mia moglie lavorava in una boutique del centro e quel cambio così radicale era fuori ogni schema.

Qualche tempo dopo organizzai un secondo viaggio a Todi e, in quella occasione portai con me due amici anche loro“ricercatori”: Pippo e Peppe.
Girammo tutto il giorno cercando un segnale, un simbolo, un qualcosa che mi aiutasse a decidere. Niente!
Per consolarci finimmo in un ristorante a mangiare delle favolose fettuccine al sugo di cinghiale e a bere un Chianti doc. 
Fra scherzi e risate rientrammo a Roma.

 

Seconda parte

Passarono cinque anni da quella misteriosa visita dell’uomo in nero.
Nel frattempo accaddero molti fatti non catalogabili in un ragionamento “normale”. Ero sempre sull’attenti e presente a me stesso quando avevo a che fare con fatti trascendentali. Le mie “antenne” erano attivate e fu nel 1992 che si verificò la seconda visita di un altro misterioso uomo in nero.
Con la differenza che all’incontro erano presenti anche i  miei amici Carlo, Luisa e Michele.

Anche costui si presentò come un Conservatore di Museo, però della città di Urbino. Era un uomo sulla settantina, vestito di nero, sicuramente una volta era anche elegante, ma il suo abito sembrava consunto, liso, sinceramente sembrava uscito direttamente dal Verano. Parlava con un filo di voce gutturale e si vedeva che faceva un grande sforzo.

Immediatamente mi venne in mente il primo visitatore e domandai chi lo mandava da me ma non mi rispose e mi disse il motivo della sua visita:
“Deve venire ad Urbino a mettere ordine nei sigilli esoterici che si trovano nel Museo”
“Va bene, appena posso, verrò. Può lasciarmi un suo biglietto?”- gli chiesi.

Rispose, quasi come l’altro, che aveva smarrito la sua borsa.
Gli domandai se aveva bisogno di soldi e lui rispose che si sarebbe accontentato di un biglietto per il tram.

Su un foglio mi scrisse i suoi dati e sempre come l’altro uomo, dimenticò di appuntare il prefisso.
Glielo feci notare e lo scrisse dopo i recapiti telefonici e con mia sorpresa, constatai che era il prefisso di Formia, lo stesso della volta passata!

“Bene, bene”- dissi- “Non si preoccupi, quando avrò tempo verrò ad Urbino”.
Gli diedi un biglietto per il tram, ci salutammo e sparì.
Chiesi al mio amico Carlo che era stato presente al colloquio,  di seguirlo,
per sapere cosa faceva, qualcosa… ma dopo cento metri ritornò indietro dicendo che non se la sentiva.

Anche costui insistette che dovevo andare ad Urbino subito, che lì avrei avuto un buon lavoro e non dovevo preoccuparmi di nulla.
Dopo la prima esperienza e visto il risultato, me la presi comoda.
Dopo due o tre giorni mentre continuavo a chiedermi cosa volevano da me, sull’uscio della mia Bottega, distrattamente i miei occhi andarono al cielo e cosa vidi?

Nel cielo, proprio sopra la mia testa, delle nuvole formarono tre lettere: V, A, U, che immediatamente lessi così: “ Vai ad Urbino”

Ricordo che era un venerdi’, tornato a casa, raccontai a mia moglie l’intera faccenda e le dissi che dovevo assolutamente partire per Urbino.
Lei, come sempre, non mi ostacolò e il mattino seguente partii per la mia destinazione.

Arrivato, scoprii subito che il Museo che cercavo non esisteva.
Ad Urbino non c’è nessun Museo delle Arti Applicate!
Mi misi l’anima in pace, cercai un piccolo albergo dove lasciai il mio bagaglio e visitai la città in lungo e in largo, anche qui, senza scoprire nessun segnale che mi chiarisse l’enigma.

Restai lì il sabato e la domenica e lunedì mattina tornai a Roma.

Tutto sommato ero contento.
Loro mi volevano lì ed io c’ero andato. Pensai che Loro operassero con il mio doppio dimensionale mentre dormivo. Non c’era un’altra spiegazione, per lo meno, momentaneamente.
Insieme ai miei amici che condividevano queste “misteriose” faccende, pensammo che nelle cifre di quei biglietti potrebbero trovarsi alcune chiavi nascoste per chiarire ulteriormente la cosa.

Rimediammo una mappa dell’Italia e segnammo i tre punti geografici: Todi, Formia ed Urbino e venne fuori un triangolo isoscele.
Era possibile che si trattasse di un triangolo di forza dove potrebbe avvenire un contatto del terzo tipo? Forse?

Comunque i dati scritti sui biglietti erano falsi, così i personaggi e i musei,  i numeri telefonici non corrispondevano.
Le due grafie erano simili anche se a scrivere erano state due persone diverse.  Sembrano delle grafie dell’Ottocento e i prefissi telefonici erano di Formia.

Tutti e due i visitatori mi invitarono per realizzare un lavoro simbolico o con simboli esoterici…ma in realtà cosa volevano?
Passo ai lettori la domanda, forse guardando i due biglietti qualcuno avrà un’ illuminazione e potrà, a sua volta, darmi qualche idea ed io gliene sarò grato e riconoscente.
A voi la prossima mossa!
O forse arriverà un terzo uomo?

 
 
di Alfredo Di Prinzio

 
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