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I Tarocchi - Il Giudizio
(15/04/2012)

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Il Giudizio

(Tarocchi di Alfredo di Prinzio)

 

Uscire nudo davanti alla Natura celeste, rigenerato dopo un lungo e faticoso lavoro, fa del Giudizio l'ultima prova da superare, prima di conquistare il Mondo.

La lama 20 assume significato di riconoscimento, perché a questo punto l'uomo realizzato non vacilla più, fra un responso positivo o negativo. Solo lo aspetta quel benestare che lo farà progredire fino alla totalità.

Essere maestri di sé stessi, nel solitario lavoro alla scoperta della propria divinità, implica mettersi spesso in discussione ed ogni volta si cerca di abbandonare la zavorra delle cose superflue per conservare il necessario; ogni volta, perciò, ci si spoglia per lasciare trasparire un pezzo di noi, come realmente è.

Ecco perché alla fine nel Giudizio, l'uomo, la donna e il fanciullo sono raffigurati nudi, proprio a rappresentare la totale appartenenza ad un mondo che ha perduto ormai ogni orpello divenuto superficiale, per unirsi alla sua essenza.

L'angelo che appare nella parte alta della lama, sembra contrapporsi fortemente all'essenzialità delle figure a lui sottostanti.

I suoi sontuosi paramenti, la tromba, lo stendardo e le emanazioni di energia, ostentano una magnificenza che tuttavia non ha nulla a che vedere con la necessità di esibizionismo che si può ravvisare nella profanità.

Tutt 'altra valenza ha qui la ricchezza di particolari del ciclo, che evoca in modo figurativo le meraviglie che si ottengono quando l'energia dell'eros è stata elevata alla massima potenzialità e fissata nel sancta sanctorum del tempio umano, cioè la testa.

Tale splendore non deve però mai farci perdere di vista l'origine di una simile realizzazione che si palesa con l'estrema discrezione delle nude figure, che sono pure la stessa energia al suo stato potenziale.

Il germe-seme che emerge dalla tomba o terra, come novello mercurio (il fanciullo), tramanda la memoria di un padre-Sole, uomo e di una madre-Terra, donna; ad unire il tutto, ancora una volta, è questa pioggia sacra che discende dal cielo; ma che vi può anche risalire.

Senza la consapevolezza di un moto circolare degli eventi, applicato al ritorno degli effetti, provocati da una causa ben definita, non si può assurgere a quello stato di giustizia, che solo si realizza con la reiterazione della realtà da noi stessi creata.

Uscire perciò, dal circoscritto, da ciò che è delimitato, come può esserlo la tomba del Giudizio, oppure in un contesto sociale, una marcatura troppo stretta delle nostre esistenze, vuol dire accorgersi di ciò che accade intomo a noi, allo scopo di verifìcarne gli effetti, nei confronti della nostra interiorità.

Se ci si approccia a questa visione più ampia di cosa la "circostrizione" ci priva, come creature dalle possibilità molto più ampie, possiamo verificare come la materialità sia solo un aspetto riduttivo dell'utilizzo della "materia", la quale conserva in sé lo spirito fecondo sostenitore della vita che pure si esplica nelle condizioni più buie.

Insomma, è necessario amplificare i nostri sensi al fine di percepire gli effetti benefìci di una germinazione sempre in atto e sempre pronta a far risalire verso la luce il seme-uomo.


Simeon        

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