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Festina Lente
(01/02/2003)

Festina Lente

 
Così recita il motto di Augusto illustrato da un delfino (la rapidità mercuriale) che si avviluppa intorno a un'ancora (ciò che è fisso negli elementi mobili); "agisci con sollecitudine, ma non perdere la calma", lo spirito ha un suo ritmo che disciplina l'azione esteriore senza dover subire alterazioni [1].
La forma dell'ancora contiene la sintesi della realizzazione della Grande Opera: nella parte superiore è individuabile la Tau, simbolo dell'uomo, che con l'aggiunta di un cerchio sulla sommità diviene l'Ankh, la croce ansata egiziana, simbolo della vita.
Nella parte inferiore, invece, appare il quarto di luna crescente, simbolo delle acque inferiori, della concavità del Sacro Graal e quindi della donna.
Attraverso la sublimazione la donna primordiale Eva, madre primigenia, (il cui nome incarna la metà femminile del nome divino JAHVE': Jod+Eve [2]) diviene la Vergine Maria, la Stella Maris, Merem, la "Verginità Marina" che guida alla salvezza chi naufraga nel mare delle dense emozioni in burrasca; essa infatti troneggia su un quarto di luna crescente e schiaccia col piede destro la testa del serpente che porta il frutto proibito nelle fauci.
Osservando le opere pittoriche dei grandi artisti che rappresentarono soggetti sacri, ho notato che nella crocifissione del Cristo ricorre l'immagine di due donne, la Maddalena, la Lilith redenta che piange sotto la croce dopo il "sacro-ufficio" dell'amato e la Vergine Maria, l'elevazione spirituale della madre primigenia. Esse, rappresentano i due aspetti dell'amore, quello materno e quello erotico e, in quanto donne, simboleggiano le acque e quindi anche la parte lunare e genitale del corpo umano; da esse si diparte la Tau, la spina dorsale, la scala di Giacobbe attraverso la quale l'iniziato, salendo 33 gradini, arriverà, passando attraverso le clavicole, "chiavi del paradiso", al giardino dell'Eden, alla sfera celeste retta dal titano Atlante, sedendo in fine alla destra del Padre.

La congiunzione tra la parte superiore dell'ancora e quella inferiore viene chiamata tecnicamente "diamante", questa pietra nota per la sua ineguagliabile purezza e durezza nasce dal nero carbone di cui è l'essenza cristallizzata e, infatti, bisogna cristallizzare le proprie acque per potervi camminare sopra e arrivare alla scala sacra, bisogna amare la propria divinità per poterla raggiungere, bisogna essere amanti di Dio, o meglio "Diamanti".
Attraverso l'amore, quindi, si crea la sacra unione del principio femminile con quello maschile; l'acqua lunare accoglie in essa l'ignea e solare natura dell'uomo dando vita al cristallo del diamante, la forma cristica; come infatti ha già largamente spiegato il fratello Eleazar nella sua tavola "Ecce Lignum", la radice etimologica del legno, di cui è composta la croce, racchiude in se il fuoco "ignis" e insieme l'agnello mistico "agnus", cioè il Diamante che si viene a creare solo nel momento in cui si raggiunge l'androginia (Jod+Eve).
In senso anatomico, l'ancora svela l'arcano della bilancia alchemica: l'anello superiore è il cranio, l'asta orizzontale su cui poggia sono le clavicole, l'asta verticale è la spina dorsale e la falce inferiore è il bacino "idrico" sulle cui estremità si trovano i reni, i piatti dell'ancora/bilancia dove si produce il sacro fuoco "UR".
Nelle basiliche cristiane l'iconografia dell'ancora si trova associata all'altare: è un'interessante connessione, giacché un tempo, proprio sull'altare si officiava il sacrificio dell'agnello in nome della divinità. L'altare del corpo umano si trova in quel punto dove, dopo un lungo lavoro interiore, il nostro lago sotterraneo si ghiaccia intrappolando Lucifero [3] e permettendo al Figlio (Eros) di elevarsi attraverso l'Amore (Agape) fino a raggiungere il Padre (Philò). Proprio sull'altare si sintetizza l'alchimia del cristianesimo: durante la comunione, il sacerdote pone il vino nel calice ed eleva l'ostia, ossia il pane, portandola all'altezza del trono del Padre, al quale la consacra; in quel preciso istante egli diviene il ponte che unisce i principi maschile e femminile, rendendone esplicita la bivalenza. L'ostia di colore bianco sale in alto, nel cielo celato dove risiede il sole spirituale, è il disco lunare che riflette la luce solare; il vino di colore rosso è posto in basso sull'altare ed è il fuoco del sole contenuto nella forma lunare animica del Graal.
Il sacerdote diviene pontefice, assume i due principi ponendoli nell'atanor, "il crogiolo delle trasmutazioni fisiche, morali o mistiche" [4], egli è il sale che lega il mercurio e lo zolfo, egli è l'albero che produce i frutti della conoscenza e della vita, egli è l'androgino che contiene il tempo e lo spazio. L'uomo diviene strumento e compositore, produce la propria "Melodia" attraverso il ritmo del rito, senza il quale tutto si disperderebbe, e la trasforma in "Mela" (tonina). I suoni e le melodie che nascono dai mantrams e da alcuni strumenti musicali generano delle vibrazioni armoniche che si propagano nel sistema linfatico (le acque) del corpo umano, stimolandondo la produzione di secrezioni quali l'endorfina e la serotonina, dalla quale, attraverso il lavoro della ghiandola pineale, nasce la melatonina.
La ghiandola Pineale, in campo scientifico, è classificata come fotorecettore, è in altre parole un orologio biologico, controllato dalla luce, che lega l'organismo all'ambiente [5].
In campo mistico questa ghiandola è il terzo occhio, la porta che mette in relazione la realtà ordinaria con quella divina; la tradizione ermetica la identifica con il "Trono di Dio" e con la "pigna", posta sulla sommità del Caduceo di Mercurio, che dona la capacità di accedere al mondo del soprasensibile. La melatonina origina dall'unione della parola MELOS (), canto o melodia, più la parola TEUS (), Dio, che unite formano MELATEON (), ossia "canto degli dei o divino".
"In medio stat virtus", il cuore della melatonina è ATON, sacro nome del Dio Unico Solare egizio, il cui culto fu introdotto da AKHENATON, il "faraone eretico" durante la XVIII Dinastia [6].
Il denominatore comune è la luce del sole; questa emette una "vibrazione", diversa da qualsiasi altra fonte luminosa, una sorta di suono silenzioso che viene percepito dall'occhio e trasmesso alla pineale stimolandone le secrezioni.
Nella mitologia greca il corrispettivo femminile di Mercurio era Iride, messaggera alata degli dei che indossava un velo color arcobaleno (in spagnolo "Arco Iris"), che si dispiegava nell'aria.
Analogamente l'iride, cioè l'occhio, svolgerebbe la funzione di messaggero tra il mondo terreno e quello ultraterreno, funzionerebbe come una sorta di cristallo che scompone la luce del sole rivelandone l'intima natura. Essa veicola l'azione di un fluido di origine divina; Per poter fissare la velocissima intuizione mercuriale dobbiamo munirci di un'arma adatta allo scopo, di un "arco" che rifletta sette colori e che armato con una freccia di luce, raggiunga l'obbiettivo suddetto in un "baleno".
La forma di un arco caricato e in tensione riflette quella dell'ancora.
Il delfino si esprime attraverso melodie, l'ancora ne guida la direzione, il delfino avviluppato all'ankhora corrisponde al serpente che si attorciglia intorno alla Tau.
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Il serpente che s'inerpica e il delfino che guizza fuori dall'acqua, aspirano, nel loro moto ascensionale, ad un'elevazione di natura volatile e quindi spirituale. Entrambi mettono in rapporto due elementi opposti e complementari.
Il serpente ha bisogno d'un percorso verticale maschile per elevarsi e di uno orizzontale femminile per essere fissato, qui si cela l'arcano del Mercurio Androgino.
Nella bocca il serpente produce la mela, frutto della scienza del bene e del male e il delfino il suono della melodia attraverso cui si esprime.
Quale nesso esiste tra mela e melodia?
A livello etimologico hanno la stessa radice, in greco mela si dice MELON () e melodia MELOS ().
Il melo, che in latino si traduce MALUS, vuol dire anche "cattivo" o "male", quest'albero può quindi produrre un frutto dal duplice aspetto, uno costruttivo e l'altro distruttivo.
Il melo appartiene alla famiglia delle Rosacee, ossia delle rose, i suoi fiori, infatti, sono delle roselline a cinque petali che sbocciano in tre colorazioni: bianco, rosso e rosa.
Nella rosa a cinque petali e nelle sue colorazioni si nascondono le tre nature dell'uomo, quella maschile, del bianco pentacolo orientato verso l'alto, quella femminile, della rossa stella luciferina orientata verso il basso e quella androgina di colore rosa risultato della loro somma.
Nell'iconografia cristiana la mela simboleggia il frutto della conoscenza e insieme del peccato, è attributo del Cristo redentore, come divulgatore di scienza, e del serpente dionisiaco, come frutto della discordia tra l'uomo e la sua natura divina.
Gesù fu un esseno, cioè un iniziato ai misteri di un'antica confraternita di taumaturgi e guaritori che operavano attraverso il canto.
Il suono quindi può guarire e contiene in se il principio del Creatore. Se guardiamo con attenzione un'onda sonora di qualsiasi tipo noteremo che essa consta di due semicerchi o "archi", uno in alto e l'altro in basso, divisi da una linea orizzontale continua che viene chiamata "silenzio".
 Dal silenzio nasce l'onda sonora la cui altezza è definita dal "tono" e la cui lunghezza si ottiene dal "tempo": il tono è una retta, un insieme di punti che simboleggia la verticalità maschile, la curva dell'onda è anch'essa un insieme di punti che però segue una direzione orizzontale ed è quindi femminile.
E il silenzio? Il maestro Kuthuma dice: "il silenzio è la lingua degli dei" e di certo non gli si può dar torto; se si osserva attentamente l'onda sonora, essa ha la forma di una molla vista di profilo e percorsa al centro da una retta, se quindi la si immagina vista di fronte otterremo un cerchio con un punto nel mezzo che identifica il "Logos Solare", il "verbo fatto di luce".
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Il sole parla, anzi canta, emette un suono non udibile formato da sette colori, che corrispondono alle sette note della scala musicale diatonica. E' quindi evidente che il colore rosso della mela e il complementare verde del serpente, posti sulla linea del silenzio, l'albero, la Tau o la freccia, emettano, sovrapponendosi, un suono, forse quello della Genesi.
Il suono ha una vibrazione esattamente come la luce e dalla loro armonia o disarmonia, dalla loro unione o separazione nascono la vita e la morte.
Il grafico dell'onda sonora richiama il simbolo che Giuseppe Balsamo, in "Arte" Conte di Cagliostro, adottò per descrivere il mistero che René Guenon svela con le seguenti parole: "…essenzialmente la lettera S rappresenta la molteplicità e la lettera I l'unità, ed è evidente che la loro corrispondenza rispettiva col serpente e con l'albero assiale concorda perfettamente con questo significato; è completamente esatto che in tutto questo vi è qualcosa che deriva da un esoterismo profondo…".
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SI! Il delfino e il serpente hanno un moto "ondulatorio" ed hanno una particolare propensione o sensibilità per la musica, le loro stesse vite incarnano la propagazione dell'onda sonora.
Il delfino (acqua) era l'animale che, nell'antica città di Delfi, simboleggiava Apollo il dio greco del sole (fuoco); egli con la sua quadriga portava il sole nel "cielo" per "illuminarlo", lo stesso faceva lo zoroastriano Mitra, lo "invictus de petra natus", colui che nacque come l'acqua sorgiva dalla dura pietra, all'ombra di un "albero sacro" brandendo un coltello e una fiaccola. Egli nasce nel 25 di Dicembre, proprio come il Saggio Gesù, Jeshua Nahasira nel cui nome si nasconde il Nagas sanscrito ed il Nahash, il termine biblico con cui gli Ebrei appellavano il serpente [7], il divino essere luciferino che rischiara le tenebre dell'uomo inconsapevole donandogli la mela, la "Melk" ebraica che lo renderà Sacerdote del "Re di Giustizia", cioè di Melkitzedeq.
Nella liturgia cristiana, i vescovi, nelle funzioni sacre, indossano un copricapo che consta di due pezzi di stoffa rigida, tagliati per due terzi a forma triangolare. Il copricapo in questione ha a tutti gli effetti la forma della bocca di un pesce e, guarda caso, viene chiamato "mitra" [8].
Il delfino, il serpente, la croce, l'ancora, la mela e il male simboleggiano la medesima cosa: la natura divina dell'essere umano.
Nella geometria sacra l'opera del Grande Architetto è portata a termine con il regolo (principio maschile) e la squadra (principio femminile). L'anello dell'ancora è una "O" che in geometria vuol dire "origo", cioè origine, quel "punto" da cui si diparte l'asse verticale, "il raggio", l'emanazione solare maschile nascosta nel principio femminile della squadra, l'azione divina che si completa e si compenetra nella "circonferenza", la divina perfezione lunare e femminile insita nel principio maschile del regolo (che l'ancora suggerisce per mezzo di quelle due frecce poste sulle estremità della falce lunare).
Come tutti i simboli essa segna il sottile confine tra ciò che unisce e ciò che separa; proprio come uno specchio, essa contiene e riflette sintetizzando forma e contenuto, ma se usata erroneamente può distorcere e disperdere, divenendo una zavorra inutile che può persino trascinarci nei nostri più profondi abissi, facendoci toccare il fondo.
L'ancora è quindi una chiave, un "passepartout" attraverso il quale è possibile aprire un'infinità di porte su altre dimensioni altrimenti non percepibili.
Nell'antico Egitto, infatti, quando la chiave della vita veniva posta sul volto, in mezzo alla fronte, indicava l'iniziazione ai misteri e l'obbligo di rispettarne il segreto; ponendo l'ancora su un viso, essa rivela il beneficio della visione suprema, la chiaroveggenza, che si attiva con l'apertura del terzo occhio.
In alto il sole dell'intelletto spirituale, in basso la luna dell'emozione animica e nel mezzo l'uomo colmo d'amore e pronto al sacrificio divino.
 
ARIS
 
NOTE
1. J. Chevalier e A. Gheerbrant, Dizionario dei Simboli, Bur ed. - Ancora.
2. Dott. P. Lissoni e M. Pirato, Tumor Atrabile, Mamma ed. - l'Anima, pp. 45-46.
3. Cfr Dante Alighieri, la Divina Commedia - Inferno, canto XXXIV.
4. J. Chevalier e A. Gheerbrant, Dizionario dei Simboli, Bur ed. - Atanor.
5. G. Rosati, Melatonina Ormone degli Dei, Milesi ed. - La via luminosa.
6. A. di Prinzio, Akhenaton il Faraone Eretico - Hera magazine.
7. Sir Laurence Gardner, Hera magazine - Le Sacerdotesse Messianiche dei Catari.
8. Grande Enciclopedia De Agostani - Mitra.
 

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