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Sole, VolontÓ, Creazione
(14/01/2003)

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Nell'universo di simboli che costellano la conoscenza quello principale, forse il primo da tenere presente, è il Sole.
Un cerchio con un punto nel centro.
E' simbolo di Dio per molte culture;
è simbolo di un atto creativo, un utero fecondato da uno spermatozoo;
è un simbolo di inizio, dal punto nascerà un raggio, poi un diametro, poi un triangolo inscritto nel cerchio, la trinità, e così via;
è anche simbolo di una metodologia, che ci insegna come operare per creare, seguendo lo stesso iter del Creatore.
Infatti quando vogliamo creare qualcosa: cogliamo dall'universo-utero, dove si trovano tutte le idee in stato caotico, la nostra idea, la pensiamo, sempre più intensamente, la fissiamo e passiamo all'azione con una intensità emotiva sostenuta per la sua realizzazione.
E per fare ciò rendiamo l'idea iniziale una idea fissa, con un collante speciale, la nostra volontà, e operiamo per la sua manifestazione sul piano quaternario, mantenendo questa volontà costante fino alla fine.
Non a caso si dice che la forza più potente è "la volontà dell'uomo che sa quello che vuole".
Operando in tal modo utilizziamo una energia di fuoco maschile attiva, fecondiamo l'universo-utero femminile passivo e ricettivo e "lavoriamo" per la manifestazione.
Su un altro piano, il processo del nostro risveglio, della creazione del Dio in noi, del nostro corpo di luce è analogo.
Proviamo a vedere nel cerchio del simbolo del sole un serpente che si morde la coda, un "Ouroboros". E nel punto centrale la punta di una freccia.

 
Il serpente è l'energia sessuale che ricerca se stessa.
Quindi in questo simbolo, l'energia non si perde, ma viene ripresa, "rimessa in circolo", rimessa dentro. E la freccia fissa proprio questa operazione.
Ma perché l'energia deve essere rimessa in circolo ?
Per ottenere quella separazione delle sostanze pesanti e impure dall'essenza dell'energia stessa, in modo da "alleggerirla" e permetterle di salire fino a raggiungere il nostro cielo celato.
Ma affinché questa "essenza" non si perda e non ricada in basso occorre poi fissarla per controllarla e dirigerla verso l'alto. Occorre avere quella volontà di ferro che ci permetta di cavalcare il drago alato affinché combatta per noi e non contro di noi. Il drago è il Guardiano della soglia, ed è una delle prime "forze" da combattere e da vincere nel momento in cui si decide di operare.
San Giorgio doma il drago con una lancia ma non lo uccide!
E' un "solve et coagula", un "separa e fissa".
In altri termini viene compiuto un "sacro-ufficio", cioè una energia viene trasmutata in un'altra migliore. Non si distrugge nulla. Non si perde nulla. Si modifica e ci si arricchisce.
E quando il drago è con noi allora possiamo salvare la principessa-anima da questo tenuta prigioniera.

 
Il drago e la principessa sono due aspetti in stato caotico e non identificati nell'uomo profano e non iniziato, ma individuati dall'adepto che stia compiendo l'Opera, che stia lavorando su se stesso, che abbia passato il "deserto". Li ha identificati e li sta in effetti "separando".
E' la forza di volontà che permette tutto ciò. Che mantiene l'indirizzo prefissato guidando l'iniziato all'interno del proprio tempio interiore fin nel proprio Sancta Sanctorum.
Ma di quale volontà parliamo ?
Esistono due tipi di volontà:
quella marziale: combattiva, distruttiva, emotiva;
quella mercuriale: determinata ma non coinvolta, indistruttibile ma non distruttiva.
Ed è quest'ultima la volontà da coltivare per far maturare il proprio mercurio.
E' una volontà equilibrata, centrata (il punto al centro nel simbolo del sole) che permette di superare tutti gli ostacoli senza distruggerli ma modificandoli.
E' la volontà dell'iniziato che ha imparato ad amare con distacco e a volere con distacco, proprio come il Sole splende e scalda tutte le creature viventi senza giudizio e senza parzialità.
Ed è una volontà che anch'essa per crescere si alimenta di se stessa, con i riti, con la ripetizione in un circolo virtuoso (ritorna la simbologia dell'ouroboros).
Ma perché c'è bisogno che questa volontà sia costante ?
Proprio perché ogni trasmutazione alchemica, sia essa materiale o spirituale, è prodotta dal fuoco e si cuoce nell'athanor, nel proprio forno interiore. E questo fuoco deve rimanere continuo e costante. Non deve infiammarsi troppo, per non bruciare la materia prima che si sta distillando, ma nemmeno deve spegnersi.
 
E allora quali sono gli ingredienti che mettiamo nel "forno" ?
Sono solo elementi nostri, energie interne:
un principio attivo, il nostro fuoco, lo zolfo, una forza;
un principio passivo, un elemento ricettivo, il mercurio, una forma;
un elemento neutro e unificante, la volontà imparziale, il sale (non a caso si dice di una persona intelligente che ha del "sale in zucca").
 
Per cui noi, per ricreare noi stessi, per creare il nostro corpo di luce, dobbiamo, come l'Ouroboros, operare con il nostro fuoco non disperdendolo nell'ambiente ma rimettendolo in circolo dentro di noi per cuocerlo nel nostro Athanor a fuoco costante finché quando in tua domo nigri corvi parturient albas columbas, tunc vocaberis sapiens, "quando nella tua casa neri corvi partoriranno bianche colombe, allora sarai chiamato sapiente".
Sapiente, ovvero, colui che è degno di portare l'ureo dei faraoni, colui che è salito al proprio cielo e ora siede alla destra del padre (nella parte destra del cervello), lui, il figlio manifestatosi nelle acque e da queste ripartito per risvegliare il proprio Hermes.
 
 
MERAK

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