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NativitÓ
(15/12/2007)

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Eccola!
Una nuova luce appare nel firmamento!
Un nuovo moto entra nell’ordine dell’Universo, quasi a sconvolgerne  gli equilibri.
Una luce brillante l’attraversa da parte a parte e, come la saetta di Cupido, penetra nel cuore degli uomini facendoli traboccare d’Amore.
Una cometa.
Un corpo di luce, composto di fuoco, ghiaccio, gas e terra, ma soprattutto di Vita, attraversa le forze planetarie portando il seme della “Nuova Generazione”.
La “Rigenerazione”cova nel buio delle tenebre e da esse si manifesta nella Luce!
Eccoci, giunti!
Entriamo nell’antro della caverna e adoriamo il seme di Vita Eterna!

 

Solstizio d’Inverno.
Come ogni anno ci accingiamo a festeggiare qualcosa di cui, forse, ancora molti, non conoscono il significato.
Ogni anno ci raccontano la storia di una donna, Maria, visitata da un angelo, sotto forma di colomba, che, attraverso un “sì”, decreta la nascita di un Essere che sarà destinato a cambiare le sorti dell’umanità.

Annunciazione

Ma cosa si nasconde, realmente, dietro questo racconto?
Quali sono i misteri che esso cela alle orecchie e agli occhi di chi non sa intendere?

Molti, o quasi tutti, preferiscono pensare che il vangelo della natività sia la descrizione fedele della nascita di un bambino, di nome Gesù, nato da Maria di Nazareth, intorno all’anno zero della nostra era.
Ebbene, perché non proviamo a leggere questo racconto con gli occhi di chi lo scrisse duemila anni fa, in un periodo in cui, quasi tutti i testi sacri, adottavano come forma quella del Mito?

Tutte le tradizioni di quel periodo parlano all’uomo attraverso un linguaggio mitologico.
Era un età in cui le scuole di saggezza, di qualsiasi religione, adottavano sistemi di insegnamento strutturati per gradi, dove l’iniziazione ai misteri era alla base di un percorso evolutivo e di crescita spirituale.

Dalla tradizione egizia a quella greca, da quella etrusca a quella celtica, da quella ebraica a quella caldea, tutte le tradizioni parlavano lo stesso linguaggio sacro: quello mitologico.
Un linguaggio adatto a penetrare maggiormente il Mistero, che le stesse tradizioni incarnavano, un linguaggio che di per sé, per la sua stratificazione di risposte, basate sui diversi livelli di apprendimento, selezionava a priori l’accesso ad una chiave di lettura del Mistero, piuttosto che ad un’altra, a seconda della preparazione spirituale di colui che leggeva o ascoltava.

Perché, dunque, continuare a leggere le Scritture adattando parametri che appartengono al mondo contemporaneo?

Come possiamo penetrarle realmente se non entriamo nello spirito e nella tradizione di coloro che le scrissero?

L’uomo contemporaneo ha perso totalmente il contatto con quella parte di se stesso che lo lega maggiormente al linguaggio mitologico: il Sogno!
Nei sogni, noi stessi parliamo alla nostra Coscienza con immagini archetipali; immagini che incarnano significati occulti, evocazioni delle emozioni più profonde, evocazioni che trasmettono alla parte più sottile di noi stessi i codici e le chiavi per entrare nel regno della nostra Anima.
L’Anima, la Maria che porterà nel suo grembo oscuro il seme divino della trasfigurazione cristica.

Ma qual è il vero significato di ciò che si cela dietro i simboli di quel racconto?
Cosa insegna a colui che cerca di penetrarne il velo?

Natività

La Natività è l’origine del Risveglio interiore.
E’ la rappresentazione di un processo di trasmutazione che trae origine dal nucleo aureo divino, nascosto al centro dell’Uomo.
E’ l’essenza del Mistero Cosmico.

Una cometa è all’origine di tutto ciò.
Un ammasso di materia e fuoco, misti a gas ed acqua , viaggia, attraversando le tenebre, custodendo semi di Vita.
Da quando esiste l’uomo, le comete sono portatrici di sconvolgimenti planetari, sono il simbolo di nuove inseminazioni e di cambi epocali.

Non a caso i tre Magi, venuti dall’Oriente (la sorgente divina), muovendosi verso occidente seguono la luce del “Nuovo Seme”, convinti che esso si poserà sul luogo dove nascerà il Cristo Salvatore.
Non possiamo non associare tale “fecondazione”, della cometa sulla grotta, con una vera e propria inseminazione, con un vero e proprio “hierogamos”, matrimonio sacro.

Come non avvicinare l’immagine di Maria e quella del suo ventre a quella della grotta, oppure quella dello Spirito Santo a quella della Cometa stessa?
Ma allora, cosa saranno quei tre re, maghi, provenienti dalla “sorgente divina”, l’Oriente?
Non possiamo non vederli come una Trinità: tre entità distinte, destinate allo stesso scopo. Quello di rendere omaggio e riconoscere il verbo fatto Carne.
Il Cristo.
La luce materializzata nella spiritualizzazione della Materia.

I tre Magi portano altrettanti doni. Sono coloro che portano gli elementi perché Gesù possa riconoscersi Re (Oro), Sacerdote (incenso) e Taumaturgo (Mirra) , uniti sotto la stessa forma e sostanza del Crisma Cristico.

I Tre Re Magi

Ma a livello alchemico, cosa incarnano i tre personaggi?

Mi viene spontaneo pensare ai tre elementi che, interagendo tra loro, realizzano il famoso e spesso citato “Corpo di Gloria”: l’elemento Sale, l’elemento Mercurio, l’elemento Zolfo. Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

Così, come per incanto, i nostri tre Re attraversano il Deserto e, interagendo tra loro, insieme, entrano nella caverna oscura dove il seme divino attende di essere manifestato: Epifania.

Tutto ciò a significare che la manifestazione del Cristo non può avvenire se non attraverso l’azione dei tre elementi alchemici di cui l’uomo stesso è composto.

La Caverna, utero e luogo della Rivelazione e della Generazione, ospita anche le forze “animali” del Bue e dell’Asino: entrambi depositari di aspetti simbolici diversi.

Il primo, il simbolo della forza solare e dell’Oro, il secondo, quello della forza saturnina e del Piombo.
Le forze della “separazione” e della “coagulazione”: “Solve et Coagula”.

L’Asino è anche il simbolo delle trasformazioni, come ci insegna Apuleio, mentre il bue, Api, è anche simbolo della generazione e della forza sessuale.

Gesù-Mercurio tra Toro-Oro e Asino -Piombo

Ma presente tra essi, e attivato dal loro soffio, vi è Gesù, in fasce, che incarna , per ora, la figura di Mercurio, elemento di separazione dell’oro dal piombo, che in seguito, inchiodato ai quattro elementi, diverrà il simbolo della “fissazione”.

Tutti i personaggi, insomma, che intervengono nella sacra rappresentazione non sono altro che elementi componenti lo stesso corpo: l’essere umano. E man mano che l’opera procede nelle sue fasi assumono sfaccettature sempre differenti.

La Natività avviene dentro di noi. Ogni passo di quell’episodio è una fase alchemica diretta alla realizzazione di quel Corpo di Gloria che chiamiamo il Cristo.
 Ma dove avvengono i fatti di questa magica notte?

Anche qui, nulla è lasciato al caso.
La grotta della natività è a Betlemme, che etimologicamente significa: “Casa del pane”.
Il Pane! Lo stesso pane che Gesù "spezzò" durante l’ultima cena. Lo stesso pane che viene “separato” per ricondurre tutto all’Uno!
Il Corpo di Cristo.

"Prendete e mangiatene tutti!": Non è un caso se il corpo del Cristo giaceva in una mangiatoia!

Ultima Cena

Ebbene se Betlemme è la casa del Pane di vita eterna, e quindi la stessa grotta dove riposa il seme divino, generatore di Vita, non può che trovarsi nell’Eros, luogo del Fuoco Sacro Trasmutatore.
Gerusalemme a questo punto, non può che trovarsi sulla sommità del capo, nel Cranio. E guarda caso è proprio lì che il Cristo realizzerà la sua missione, dopo aver attraversato tutto il corpo.

Entrerà in Gerusalemme in groppa a un asina, come a rappresentare l’aspetto solare cristico dominante sull’aspetto Saturnino del piombo e sulle leggi di trasformazione, detentore di ogni potestà, al punto da essere considerato Re.

Il Natale è quindi l’aurora che prelude al nuovo giorno.
E’ il seme della domanda che attende la sua risposta.

Sarebbe opportuno che ogni uomo, nel buio della propria Anima, si fermi a contemplare il “presepe” vivente che ospita nella propria interiorità, e coltivi quel seme divino che attende solamente di essere riconosciuto e manifestato a tutto quanto l’Essere.

Conoscete questa parabola?: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo»   (Matteo 13,44)

Il Natale è proprio questo: la scoperta di quel Tesoro e l’impiego di tutte le forze ed energie per potersene appropriare.
L’unico modo per scoprire tale ricchezza è lavorare la propria “terra”, la materia grezza.
Solo durante tale lavorazione riusciremo a scoprire il Mistero che vi si cela dentro.

Agni, Dio del Fuoco, cavalca l'Ariete Celeste

Sarà così, allora, che vedremo, come i pastori, la nascita del nostro “agnus dei”, quello che gli induisti chiamano Agni: il dio del fuoco (Ignis),  figlio del cielo e della terra.

E’ giunto il momento di tornare a sacralizzare i ritmi e i tempi della Natura che ci circonda e di quella che incarniamo.
I giorni che viviamo hanno dimenticato la forza e la solennità di tali eventi, ovunque regna la profanazione e l’ignoranza, ovunque la fiaccola  della verità è spenta dai venti dell’indifferenza e della superficialità.

Rendiamo vivo il seme della Conoscenza e con esso fecondiamo la terra perduta nell’oblio, irrigandola con l’essenza dell’Anima e l’Amore della Volontà.
Non passerà molto tempo che da quel seme sboccerà un nuovo “albero”: sarà l’albero della Riconciliazione, e sarà piantato in Eden. Ai suoi  frutti attingeranno tutti, uomini e dei, riscoprendo l’uno l’identità nell’altro.

Allora sì che quell’albero sarà chiamato Albero di Natale, nel segno di una nuova Rinascita.

Buon Natale a tutti!

 

 

ELEAZAR

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