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Innalzare Templi alla Virtý
(20/03/2008)

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Ogni uomo o donna che, arrivati ad una certa età ed insoddisfatti delle cosiddette “ verità rivelate”, aspira ad essere iniziato ai “misteri minori e ai misteri maggiori” della Tradizione Spirituale occidentale, dovrà come prima “liturgia” (lavorare la pietra), dichiarare una sorta di battaglia per vincere la propria pigrizia e mollezza di volontà.

Un'immaginario Tempio alla Virtù

Inizierà così ad esplorare e conoscere il proprio corpo e se stesso, trovando le mancanze, gli errori, i vizi e ponendovi rimedio, trasformando e trasmutando, in un continuo lavoro di rieducazione delle proprie pulsioni energetiche, che possiamo sintetizzare in una frase: ”trasformare i propri vizi in virtù” che, in linguaggio massonico, si traduce in: “Innalzare Templi alla Virtù e scavare oscure e profonde prigioni al Vizio".

La necessità di queste pratiche hanno come fine ultimo il controllo assoluto della volontà, il dominio mentale sul corpo e le sue pulsioni perché esso  diventi uno strumento dello “Spirito”.
Infatti, lasciando lo spazio mentale libero da impedimenti e da ostacoli, iniziano a risvegliarsi certe conoscenze latenti che dormivano sotto una coltre viziosa di pigrizia e lascivia.

Questo è soprattutto il motivo per il quale la Chiesa ordinava ai suoi accoliti di digiunare, di essere puri e casti, di pregare di giorno e di notte; in questo modo, mortificando il corpo, iniziavano ad avere chiaroveggenze,  intuivano e vedevano al di là del velo dimensionale e avevano accesso a quei “misteri” che a persone “normali” vengono negati per il fatto di essere disordinati ed incapaci di volere.

Questo lavoro di “sgrossamento della Pietra” inizia dalla quotidianità, perché queste prime “martellate” ai vizi sono dolorose, andando a toccare vecchie abitudini arroccate nella normalità di tutti i giorni, come il fumo, il bere, il mangiare, il pensare, il parlare e, specialmente, il giudicare.

Il Lavoro alchemico dello sgrossamento della pietra

Ossia, chi vuole intraprendere una via spirituale seria dovrà subire una “morte simbolica”,  cambiando completamente registro, perché, se il “pro-fano” non è disposto a rinunziare al “piccolo”, come potrà pretendere il “grande”? In questo caso è mille volte meglio rimanere in uno stato naturale delle cose e lasciar stare i Misteri della Vita e della Morte ai soli Eroi.

Un iter iniziatico completo dura ventun anni. Sette anni di lavoro sul piano del Fisico, cinque anni sull’Emozionale, piano animico, e nove anni sul piano dello Spirito, fino a raggiungere la Maestria. Esattamente come le Lame dei tarocchi che sono 21!

Una volta completato questo iter, non è finita, ma si  ri-inizia, nuovamente, da un’ottava superiore, perché, dovete sapere, che la Via dello Spirito non ha una fine vera ed è quasi tutta da scoprire; perciò fu detto da grandi maestri che la ricerca e realizzazione possono durare parecchie vite, o, se volete, diverse reincarnazioni.

Per questo motivo si dice che i chiamati sono tanti, ma gli eletti sono pochissimi.

Ultimamente mi girava in testa una risposta a questa curiosità: come il tutto si misura con la frase di Ermete: “come è in basso così è in alto…..”, pensavo che, allo stesso modo, come nel “piccolo”, in un'unica eiaculazione gli spermatozoi sono approssimativamente trecentocinquanta milioni e soltanto uno feconda l’ovulo, così, riportato nel grande, potrebbe intendersi che di trecentocinquanta milioni di uomini soltanto uno riuscirebbe ad reintegrarsi nell’Assoluto!

Perciò tutto il resto è soltanto “concime”, come disse il maestro Gurdjieff parlando di ghiande.
Però in questo ragionamento ci consola il fatto che se siamo nati in questo mondo, significa che quell’”uno” eravamo noi.

Per lo meno la prima corsa l’abbiamo vinta, ora staremo a vedere se riusciremo nella seconda, forse le possibilità di riuscita, man mano che avanziamo nella vita, diventano sempre minori e più difficili da realizzarsi. Comunque credo che valga la pena di provarci.

In quanto al lavoro di sgrossamento dell’emozionale-animico, è un’opera ardua da compiere, perché  si tratta in special modo di lavorare sui sentimenti, sulle emozioni, sulle paure e sugli attaccamenti.

Alcune di queste espressioni sono piacevoli e coinvolgenti e sono pochi i candidati disposti a distaccarsi o semplicemente a cambiare il proprio punto di vista.
Altri pensano che il fatto stesso di aver ricevuto un’iniziazione gli da il diritto, o carta bianca, per fare esattamente quello che vogliono e questo è l’errore più grande che un iniziato può commettere, pensando di essere arrivato chissà dove, invece non ha neanche cominciato.

Michele domina il demone dell'"Ego"

Infatti la lotta più accanita la dovrà combattere conto il proprio Ego, che è il nemico più forte da sottomettere e dominare (perché lui si autoproclama padrone assoluto, giudice e Re del suo regno: il corpo) e fargli sentire che non è lui a governare e che si dovrebbe sottomettere  alla volontà di colui che è realmente l’Essere, lo fa andare su tutte le furie.

Provate: una parte di voi vuole una cosa, l’altra invece si oppone. In certi momenti amate, in altri succede tutto il contrario, allora inizia una lotta interiore fra questa dualità che a volte non si compie mai in una vittoria al cento per cento.

Questo stato caotico si deve alla mancanza di conoscenza, perché sapere è come erigersi a giudice e osservare le parti che litigano e, infine, essendo distaccato, prendere la giusta decisione.

Viene proprio a pennello un esempio che dà il grande Papus sull’argomento, quando paragona l’uomo ad un cocchio con cavallo (centro motorio), il cocchiere (centro emozionale) e il passeggero (corpo spirituale): nelle persone comuni è il cavallo a portare dove vuole il cocchiere e il passeggero. Nel secondo caso è il cocchiere a guidare e ad andare dove lui vuole, mentre lo Spirito, ossia il passeggero grida disperato l’indirizzo, ma non viene ascoltato, e sono rare le occasioni dove è il passeggero ad essere ubbidito.

Vi prego di analizzarvi e di verificare chi è in voi realmente a comandare il vostro corpo.
Come generalmente accade, ogni individuo vive nel caos della molteplicità, “non impera”, in quanto gli “io” che possiede sono legioni, come accennava Gesù.

Questi sono continuamente in “lotta” fra loro, qua si tratta di prendere il posto dell’io dominante e prendere decisioni. Ecco allora a che serve il “martello” della volontà, così come Thor, guerriero per eccellenza, sotto il segno di Marte, usando la Forza e il ferro, spaccava i vizi (crani) per trasformarli in virtù.

Thor il Dio del Tuono

Vedete la bellezza dei miti e i messaggi che racchiudono, basta saperli interpretare ed impadronirsi del significato.
L’iniziato è simile ad un guerriero che ogni mattina si riveste simbolicamente con l’armatura, prende lo scudo per difendersi e, cingendosi con la spada, esce di casa per affrontare la giornata perché i “nemici” più acerrimi sono sempre all’erta, perciò la lotta si svolge su due fronti, dentro e fuori.

Ma la prima vittoria è richiesta nella propria interiorità, così la seconda è assicurata e l’ordine domina nel caos.
Tutto parte da questa frase:” Ordo ab Chaos”, e non soltanto vale per l’essere umano, sennò per tutto l’universo, contenuto e contenitore.

E se è l’uomo a mettere ordine in sé stesso e nel suo mondo, chi è colui, o coloro, che  ordinano l’intero creato?

Comunque la risposta è facile da intuire, perché da solo nulla si ordina e questa potente volontà da qualcuno o da qualcosa dovrà pure scaturire.

Anche il Grande Essere che fu Cagliostro affermava nel suo Credo: “…..Fu la lotta che dovetti sostenere contro le potenze del mondo, fui abbandonato e tentato nel deserto, ho lottato con l’angelo come Giacobbe, con gli uomini e con i demoni, e questi, vinti, mi hanno appreso i segreti che concernono l’impero delle tenebre perché non potessi mai smarrirmi in alcuna delle vie dalle quali non si ritorna….. un giorno il Cielo esaudì i miei sforzi!”

Comunque non è impossibile, per chi vuole ritrovare la via smarrita o la parola perduta, esse stanno lì alla portata di tutti, basta un po’ di coraggio e la spinta giusta per raggiungerle.

“Alzati e cammina!...”

 
di Alfredo Di Prinzio

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